Moto
& Amore
MOTO E AMORE
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Pubblicati
27.
Lupi solitari
Non avrebbe rinunciato per niente al mondo
a quel giro in moto. Finalmente poteva uscire con lui il grande
maestro di guida, o almeno tutti lo dipingevano cosi. Ma quando
l’avrebbe vista arrivare da sola, le avrebbe concesso
il grande onore di affiancarla, sorpassarla e guidarla per
le vie della volterrana? Forse si, forse lui era sempre stato
incuriosito di vederla guidare visto che era stato proprio
lui a insistere perché in quel giro partecipasse anche
lei.
Tutti questi pensieri affollavano la mente
di Silvia mentre si dirigeva a Cecina a ritmo serrato sul
suo Ducati Monster.
Trovò Davide al bar, seduto nella terrazza.
"Come mai oggi lupa solitaria?"
Silvia si tolse il casco con decisione "Perché
lo sono"
"No sono io il lupo solitario"
"No sono io, ho lasciato Carlo"
"No un'altra volta?"
"Si stamattina, ma questa volta è l'ultima"
"Mai dire mai, è presto ancora, solo stamattina"
Con un caffe e un succo di frutta si sedettero
nella terrazza e constatarono che era un bellissimo sabato
di sole caldo di maggio, temperatura ideale per andare in
moto.
Davide non conosceva Silvia se non per qualche chiacchiera
la sera in officina ma di lei aveva gia capito tante cose.
"Tu ti sei innamorata della sua moto,
del suo essere motociclista. Ma vedi ci sono due tipi di motociclisti.
Ci sono quelli che vivono la moto come una cosa indispensabile,
la usano sempre, le danno un anima. Ci sono quelli che la
usano come mezzo di trasporto per qualche emozione ma la usano
solo se c'è la temperatura giusta, se non c'è
vento, se c'è il sole che spacca le pietre. Vuoi un
consiglio? Non cercare un uomo in base alla moto, quella goditela
da sola. Perché vai in moto?"
Silvia spiazzata rispose "Bah perché mi dà
gusto, mi piace, è la mia".
Davide "Perché ti dà emozioni che non ti
dà nessun'altro mezzo. Ma stai attenta. Non dare piu
anima alla moto di quella che ha. Non ci soffrire troppo.
Io ne ho visto fare a pezzi due delle mie e ci sono stato
troppo male. Ero drogato di moto. Ho pensato che era meglio
darmi una calmata. Ci tengo tantissimo, la uso sempre. Come
te prima avevo solo la moto e ci viaggiavo su e giu dalla
calabria, a gennaio, con la pioggia, non me ne fregava niente."
Rimasero in silenzio poi si sorrisero e si
alzarono raggiungendo le moto.
Davide la mise in guardia "Stammi dietro, se mi accorgo
che sei prevenuta a venirmi dietro ci fermiamo e non andiamo
avanti".
Silvia ubbidì e non lo mollò
un secondo anche quando la velocità cominciò
a farsi sostenuta per lei. Si accorse che dietro di lui non
aveva paura, per la prima volta si fidava ciecamente di qualcuno
che metteva le ruote davanti a lei. Sapeva che lui dagli specchietti
la stava osservando ma questo non la mise in soggezione, tuttaltro,
sentì una facilità di guida nella sua moto mai
sentita prima. Si fermarono ad un bar dopo 80 km.
Davide "ti ho osservato mentre guidi.
Non vai male, ma se vuoi imparare un nuovo modo di guidare
devi cambiare qualcosa. Hai il carattere per impararlo."
Silvia ascoltò attentamente l'abc della 'guida sportiva'
che Davide concluse con un "Non ascoltare le cazzate
della posizione sulla moto, della posizione dei piedi sulle
pedane. Sono tutte cose che vengono da sole quando pieghi
oltre i 35 gradi, prima non servono a niente".
Ripartirono rientrando verso Cecina per la
stessa strada e Davide fermò la moto al ciglio della
strada soddisfatto.
"Visto? Hai notato che siamo andati molto piu svelti
al ritorno? Ti ho visto che guidavi in modo diverso"
Silvia gli sorrise da sotto il casco. Dietro di loro nel salone
di un ristorante stavano imbandendo la tavolata di antipasti.
Uno sguardo al cielo per capire che era arrivata la sera e
il sole presto avrebbe tramontato. Davide propose a Silvia
di fermarsi per la cena.
"In fondo siamo due single e viviamo da soli, nessuno
ci aspetta per cena".
Silvia assentì con piacere. Qualcosa di quell'uomo
la attraeva ne era sicura, in sua compagnia si sentiva troppo
bene.
A cena parlarono di tutto e la serenità
e le risate cancellarono la preoccupazione del tempo che inesorabile
segnava le 23. Era davvero ora di rientrare a casa. Si diedero
appuntamento per una cena la sera dopo e due sere dopo ancora
e ancora e ancora e tutte le volte si presentarono ognuno
sulla propria moto. Era chiaro ormai che non si trattava di
pura amicizia ma che si stava giocando di seduzione. Forse
la differenza di età faceva paura, 20 anni non sono
pochi anche se il mondo cominciava a giustificare questo genere
di coppie. Fu Davide a perdere il gioco portando Silvia a
casa sua dopo un pomeriggio in moto passato tra Bagni di Lucca
e l'Abetone. Si sdraiarono sul letto uno accanto all'altra
e parlarono per ore. Pochi contatti fisici, solo Davide ogni
tanto prendeva le mani di Silvia perchè fredde.
Poi Silvia decise di attaccare e poggiò la testa sul
petto di Davide guardando il soffitto. Lui non le resistette
più, la abbracciò stringendola forte a se, le
prese la testa tra le sue mani e la portò alle sue
labbra. In quel bacio caldo come la cioccolata fusa si mescolarono
i ricordi, i sogni, le aspettative di ciò che era stato
e ciò che da quel momento sarebbe successo.
"Da quando sognavi questo momento? Lo
ricordi? Io da gennaio" rivelò Silvia fissandolo
negli occhi
"si più o meno credo anche io da allora"
ammise Davide.
Iniziò cosi la lunga storia di Silvia ed Davide che
si amarono con la passione e la curiosità di due adolescenti
diventando una coppia affiatatissima. Difficile litigare quando
ogni giorno è una scoperta di se stessi, degli altri,
delle proprie passioni. Pur pagando l'affitto di casa sua,
Silvia si spostò a casa di Davide, molto più
bella, molto più accogliente e con un bel garage. I
km delle moto non si contavano più, cosi come le cartoline,
i video e le foto dei posti che visitavano, ogni due anni
le moto erano sfatte e andavano cambiate. E' cosi che Silvia
diventava sempre più bella e Davide sempre più
vivo e la differenza di età si annullava con il passare
del tempo. Dopo due anni Silvia si trasferì definitivamente
a casa di Davide e per lui fu come sposarla e poter gridare
al mondo "Si Silvia è la mia fidanzata".
Dalla nave che si avvicinava alle coste dell'africa,
Silvia ora guardava il sole che timidamente sorgeva dall'ombra
delle montagne e il sonno scompariva come il buio mentre cresceva
l'attesa di sbarcare e mettere le gomme in quel continente
sconosciuto. Davide era accanto a lei, e con la sua moto sarebbe
stato davanti a lei ancora una volta. Insieme avrebbero percorso
una nuova strada. Ci sarebbe stata per sempre una nuova strada
per loro.
Sara Cossu (Sarator)
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