| Meccanica Curve
caratteristiche dei motori ad accensione comandata
Le prestazioni di cui è capace un motore sono definite dalle curve caratteristiche, cioè
dai diagrammi che rappresentano le variazioni di potenza, di coppia motrice e di consumo
del combustibile al variare del numero di giri.
Queste curve vengono generalmente realizzate mediante i
rilevamenti eseguibili al banco. Nella quasi totalità dei casi, le condizioni di
funzionamento prevedono la massima alimentazione (cioè a carburatore tutto aperto oppure
con la pompa di iniezione regolata a pieno carico) e un rapporto motore - banco abbastanza
elevato (4 - 7,5).
Analizziamo separatamente le tre curve (rappresentate nella Fig. 1) al fine di poter
trattare nella maniera più esauriente possibile il metodo che ne consenta una attenta
lettura ed interpretazione.
- Curva di
coppia: con il termine "coppia" si intende il momento torcente che
lalbero motore può trasmettere. Il grafico della curva di coppia (o momento motore
MT) si realizza sperimentalmente per punti, frenando un motore al banco per
mezzo di freni idraulici o elettrici. La curva suddetta viene rappresentata su un piano
cartesiano che riporta sullasse delle ascisse la velocità dellalbero di
trasmissione w (rad/sec.) oppure il numero di giri che esso compie nellunità di
tempo (giri/min.) e sullasse delle ordinate il momento motore MT espresso
in Nm o in Kgm.
Come si può vedere della Fig. 1, landamento della curva di coppia è, nel primo
tratto, rapidamente crescente. Si raggiunge poi il punto di massimo assoluto della curva:
tale punto, al quale corrisponde il valore di coppia massima, è associato alla velocità
di rotazione in corrispondenza della quale la massa del fluido attivo che entra in
ciascuno dei cilindri e viene utilizzata dal motore con il rendimento massimo possibile
per ogni ciclo. Superato il punto di coppia massima, landamento della curva si
presenta decrescente.
E importante sottolineare che, poiché la coppia motrice effettiva è data dal
prodotto della coppia motrice indicata per il rendimento meccanico del motore, rendimento
che come noto non è costante ma varia al variare del numero di giri, il valore massimo
della coppia effettiva viene pertanto raggiunto a quel regime di rotazione per il quale
risulta massimo il prodotto del rendimento volumetrico hv per il rendimento
termico ht per il rendimento meccanico hm.
Per questo, in generale, il regime di rotazione associato alla coppia massima effettiva
differisce da quello associato alla coppia massima indicata.
- Curva di
potenza: innanzi tutto è importante rilevare che la potenza effettiva di un motore
risulta, per una certa cilindrata e un determinato numero di giri, proporzionale alla
coppia motrice secondo lequazione:
Pe = Mt
* w * 10-3 (Kw)
Pe = (Mt * w ) / 75 ( CV ) E quindi logico
aspettarsi che landamento della curva di potenza sia strettamente legato a quello
della curva di coppia. Infatti, osservando il grafico è facile notare come inizialmente
la curva di potenza sia crescente e presenti una forte pendenza; questo aspetto è
giustificato dal fatto che, nel tratto iniziale, anche la curva di coppia sale con
rapidità. Superato il valore di coppia massima, la potenza indicata tuttavia continua
ancora a crescere perché laumento del numero di giri è preponderante rispetto alla
diminuzione del valore della coppia.
Continuando ad aumentare la velocità di rotazione del motore, si raggiunge un valore
(punto A) oltre il quale la massa del fluido attivo di ogni ciclo si riduce più
rapidamente di quanto aumenti il numero di cicli nellunità di tempo (il valore del
coefficiente di riempimento della camera di combustione si riduce). Unito a questo
fattore, il peso dei rendimenti globali della macchina, che sono inversamente
proporzionali al numero di cicli (vedi curva di coppia) portano la curva di potenza a
decrescere.
La tangente alla curva di potenza (Fig. 1), passante per lorigine degli assi, segna
nel punto di tangenza il regime di massima coppia motrice. Infatti la relazione:
Mt = cost. * (P / n) = cost. * tg. a dimostra che la coppia
motrice è massima per il massimo valore di a.
La parte tratteggiata della curva della potenza non è mai rilevata nella pratica perché
non ha alcun interesse: daltronde durante la prova si correrebbe il rischio di
pregiudicare la resistenza del motore, che normalmente non è proporzionato in modo da
poter sopportare a lungo un regime così elevato (corrispondente al punto D sul grafico).
Al punto B, viceversa, corrisponde il minimo regime di utilizzazione. Durante la marcia al
minimo, la potenza sviluppata dal fluido attivo è totalmente assorbita dalle resistenze
meccaniche: al di sotto il funzionamento del motore diventa irregolare a causa
dellalimentazione imperfetta e della irregolarità della coppia motrice e può dar
luogo a fenomeni di mal funzionamento, come la risonanza.
- Curva dei
consumi: osservando il grafico precedentemente riportato, si evince che la curva dei
consumi (espressi in g/Mj) presenta dapprima un andamento decrescente, poi,
raggiunto il punto di minimo assoluto, inizia a crescere.
Al contrario delle curve di potenza e coppia che sono intrinsecamente legate da una
relazione matematica, landamento della curva dei consumi è influenzato da troppi
parametri variabili per standardizzarne il comportamento. In generale possiamo dire che il
minimo consumo di carburante si riscontra per regimi medi di rotazione del motore.
Infatti, se si osserva landamento della curva dei consumi, è facile notare come
essa non presenti, specialmente nella zona centrale, forti pendenze. Questo particolare,
tradotto in termini pratici, significa che esiste una zona di circa 1000 - 1100 giri del
motore dove il consumo è, a grandi linee, equivalente. Viceversa, nella zona iniziale del
grafico, cioè quella corrispondente ai bassi regimi di rotazione, e quella finale
associata ad elevate velocità, i consumi sono più cospicui.
Principio di funzionamento del sistema di aspirazione
Durante la prova a banco di un motore endotermico la valvola a farfalla del carburatore è
completamente aperta: la portata daria aspirata dal motore è funzione del numero di
cicli che il motore stesso compie. Vediamo di chiarire il perché.
Come noto, la portata è esprimibile come il prodotto fra velocità e sezione del
condotto. Essendo la sezione del condotto di aspirazione costante (valvola a farfalla
completamente aperta), la portata è funzione solo della velocità del fluido.
Q = v S e S = cost æ Q = f (v) Adesso ricerchiamo il legame tra velocità
del fluido (miscela aria - benzina) e numero di cicli compiuti dal motore.
Nella fase di aspirazione, che supponiamo avvenga in condizioni ideali, il pistone
richiama dal collettore di aspirazione una quantità di miscela pari alla cilindrata.
Quindi se un motore ruota a 2000 giri / 1, aspira nellunità di tempo una
quantità daria pari al prodotto del numero di giri compiuti per la cilindrata del
motore stesso; se esso ruota a 4000 giri / 1 aspirerà, sempre nellunità di
tempo, una quantità daria doppia di quella del caso precedente. Questo esempio ci
mostra come passando dalla prima alla seconda configurazione di utilizzo si è verificato
che:
- Il numero di
giri compiuti dal motore nellunità di tempo è aumentato.
- La portata
daria introdotta è anchessa aumentata (proporzionalmente al numero di giri,
poiché la cilindrata del motore è costante).
La
velocità del fluido allinterno del collettore di aspirazione è aumentata
proporzionalmente alla portata e quindi al numero di giri, essendo, come sopra
specificato, la sezione di passaggio costante.
Abbiamo così dimostrato la proporzionalità tra numero di cicli e velocità del fluido (n
~ v).
Durante il funzionamento della macchina termica, il rapporto stechiometrico della miscela
aria-benzina rimane costante al variare del numero di giri nellunità di tempo
(rapporto teorico 14,7 : 1). Questo aspetto ci è garantito dal criterio costruttivo del
carburatore, che è basato sul principio del tubo di Venturi.
Ad un numero di giri costante si ha che: Q1 = Q2 = Q3
(Equazione di continuità). Ciò implica che v1 S1 = v2 S2
= v3 S3. Nella prima parte del condotto, S1 > S2
quindi v1 2. Per lequazione di Bernoulli, trascurando le perdite di
carico sia continue che localizzate, si ha che P1 > P2. Con
analogo ragionamento, essendo S3 > S2, si ha che v3 2
e quindi P3 > P2. Nella sezione 2 si genera così una depressione
che è la responsabile del risucchio della benzina dalla vaschetta sottostante la sezione
2 (particolare opportunamente collegato al serbatoio di carburante). La quantità di
benzina aspirata, ad un prefissato numero di giri, è mantenuta costante da un ugello
(comunemente detto getto o "gigler") il quale presenta sezione costante.
Variando ora il numero di giri, varia, per quanto detto precedentemente, anche il valore
della portata Q, quindi la depressione nella sezione 2 risentirà in modo diretto della
variazione del numero di giri: in particolare essa sarà tale da garantire un rapporto
stechiometrico costante a qualsiasi regime di rotazione.
(Silvia
Gaiani)
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