| STORIE
VALLELUNGA

Lui era lì con Francesco la prima
volta che l'ho visto,
io al bordo di una curva che dicevano da poco rifatta e bellissima
- e che avrei preferito sempre da allora.
Vedere scorrere le moto troppo veloci per capirlo.
C'era
lui ad osservarmi al mio primo corso di guida,
l'asfalto grattato delle pedane, il senso di vertigine in
parabolica,
la velocità, gli spazi grandi davanti a me, sola, per
andare.
Traiettorie da sbagliare, capire, imparare, scegliere.
Lui mi ha regalato la prima gara, il primo trofeo, la pioggia,
tutto in salita, la prima partenza, quelle donne magiche,
emozionate ma non perse, mai vinte.
Il primo podio, la gioia di avercela fatta. Tutte.
Chi con chi senza spumante.
Lui ci ha portato via Gabriela.
Lui suonava l'inno davanti a tutti, al primo Europeo femminile
della storia, come un sogno, troppo esagerato da sognare sola.
Per questo c'era lui, che conoscevo così bene e c'erano
tutti,
che lì sto di casa. Perché i sogni si sognano
lontano.
Ma quando li costruisci cominci da vicino.
Lui mi ha dato il paddock come una casa,
che ti sembra sempre di tornare,
là dove ci sono gli amici, i posti, i rumori, i sapori,
gli odori che conosci.
Addosso, dentro.
Lui mi ha ridato nuove curve sabato, da non capire,
da rincorrere, nuove gomme da provare,
tutto da ricominciare dopo tanto tempo,
di nuovo il sudore, la velocità di fare le cose
mai abbastanza in fretta, scalare staccare piegare spingere
dare gas.
Guardare lontano, sempre, dove la curva va a finire.
C'è chi dice che un circuito è solo un pezzo
di asfalto che gira tutto intorno...!
Intorno, magari sì,
alla vita che ci vive dentro.
Paola
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