| STORIE
LA
VOGLIA CHE HO DI TE
E'
difficile spiegarla a chi motociclista non è.
E' difficile farla capire a quelli che ti circondano e motociclisti
non sono.
E' una necessità, impalpabile, violenta che ti risucchia
nel suo vortice ossessivo.
Difficile farla comprendere a chi ti propone un weekend fuori
porta e motociclista non è.
Come può comprendere quella sensazione di insoddisfazione
che ti deprime già dal lunedì, quella promessa
che fai "la prossima domenica sarà tutta per noi"
e che non sai se riuscirai a mantenere, quel richiamo sordo
che ti spinge a desiderare solo di salire e andare. Il bisogno
è forte, ti senti come un'innamorata che si strugge
per amore, ma come puoi dire ad alta voce che l'unica cosa
che ti interessa adesso è prendere la tua moto e partire?
E poi c'è quell'attesa, carica di aspettativa, andrai
e non importa dove, basta guidare.
E basterà a soddisfare la voglia che ho di te la nostra
modesta meta, la Val Veddasca sul lago Maggiore, i cui tanti
tornanti stretti si susseguono a ritmo incalzante. Questa
domenica che promette pioggia ci permette di
assaporare in completa solitudine questa verdissima valle.
E sarà la semplice strada che da Bellinzona porta alla
Val Calanca, con i suoi lunghi rettilinei e i suoi prati sterminati.
E saranno le montagne, perché passare vicino ad esse
e pensare di non salirci è pura illusione.
Passo S. Bernardino: nuvole nere e grigie si alternano a scorci
di cielo azzurro abbagliante. Un venticello autunnale ci schiaffeggia,
refoli d'aria frizzante si insinuano sotto la tuta, non sono
preparata, ma tutto il mio
essere si tende per assaporare questa gradevole sensazione
di fresco, l'estate è già un lontano ricordo.
Penso a noi tutte che più saliamo più ci copriamo,
e penso alla montagna che più si sale più si
scopre e mette a nudo la sua anima. A 2000 metri gli alberi
lasciano il posto ai cespugli, fiori sgargianti sbucano tra
le
roccie, la nebbia sopra i laghetti ci offre un quadro irreale.
E poi giù per pascoli ordinati custoditi come perle
tra i gusci della montagna. E sarà lo Spluga, il suo
gioco di curve e tornanti, il tuo motore che spinge rilassato,
tu che mi trasmetti una sensazione di sicurezza, gli alberi
fitti e le pareti spoglie, il sole che gioca con noi al gatto
e al topo, le nuvole che si specchiano sul lago color ghiaccio,
le sue acque calme, la temperatura che si abbassa, preludio
di un inverno ancora lontano, tutti questi elementi hanno
un loro ruolo e assieme mi rimandano la musica che solo la
natura può suonare.
Stringo tra le mani una tazza di cioccolata bollente.
Siamo su una veranda di un bar, ad Argegno, sul lago di Como,
ammiro Bellagio sull'altra sponda, ammiro la Grigna le cui
cime il sole colora di rosa, ammiro le nostre moto, rivedo
le strade appena percorse sullo schermo dei miei occhi, scorgo
appena la mano furtiva di mio marito che ruba la mia torta...
A chi sto parlando? Parlo a loro, che motocicliste lo sono
e possono capire la voglia che ho di te.
Carla
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